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Stare insieme, è Milano

 

"Per molto tempo sono andato a letto tardi. La differenza tra me e Proust". Questo era l'incipit del mio primo romanzo scritto nelle notti degli anni '80. Anni di plastica, sempre meglio che anni di piombo. Scrivevo al "Magia" dove Elio e le storie tese, Francesco Salvi, Cristiano De Andrè, Franz Di Cioccio e compagnia "tazzante" si interogavano sulle probabilità di avere successo e su quali misteriose forme di vita prendessero possesso di Milano dopo che loro, intorno alle sei, erano andati a dormire. Quando al "Magia" mi si esauriva la magia facevo un salto al "Plastic" per omaggiare la materia di cui sono fatti i sogni immatricolati anni '80. Andando a letto tardi, in una città viva, avevo la possibilità di vedere molte più cose rispetto a Proust. In una ideale "ricerca del tempo bevuto" prima che il tempo si beva te, anzichè rimpiangere "Madeleine", come Marcello Bello, incontravo marie maddalene, per nulla redente, gioiose di vivere la notte. A loro dicevo, come Crevantes "Signora, dove c'è musica non può esserci nulla di cattivo". Anche i death metal hanno un'anima. A Milano di notte c'era il mare. Il buio era liquido, un liquido amniotico dalla notte dei tempi. Ci nuotavi dentro tra delfini e sirenette. Quelle di Andersen, non quelle di Omero. Certo, c'erano anche squali, yuppie, creativi e cretini. Ma la notte dava a chiunque diritto di cittadinanza. Modelle americane ereditate dallo sbarco in Normandia, coca che andava via come il pane. Quest'ultimo problema non mi ha mai riguardato in quanto io ne facevo uso solo nei cuba libre. Poi gli anni '80 finirono improvvisamente. O forse iniziarono lì. Fu quando Terry Broome, una modellina fragile fragile, si spezzò definitivamente uccidendo il suo pigmaglione oscuro che, secondo lei, era diventato il suo persecutore. "1984" direbbe Orwell, quello che ha permesso a Barbara D'Urso di diventare la reginetta del grande fratello. Come La dolce vita era morta nel '60 sulla Thunderbird rosa confetto con Fred Buscaglione, così nell'84 è morto qualcosa alla notte. Per fortuna dieci anni dopo, a Milano, è nato "Le Trottoir". Trottoir significa marciapiede di cui il locale era prolungamento ideale. Un porto di mare (ricordate che di notte a Milano c'è), un faro per i nottambuli non vampiri assetati di birra, arte, cultura e divertimento. Lo scorso agosto Le Trottoir è stato chiuso. Buio pesto. Silenzio. Milano città chiusa. Paradossalmente il buio è bello solo se illuminato. Da luci e persone illuminate. E' il giorno ad essere cattivo: nel 1990, Simonetta Cesaroni è stata trucidata alle cinque del pomeriggio in ufficio. Stanotte Milano è stata nuovamente una città aperta. Con le luci della notte, direbbe Califano, a renderla finalmente europea. L'uomo delle "caverne", superando la paura del buio, torna ad essere l'uomo delle "taverne": il primo luogo di aggregazione sociale. E' "la notte dei vivi viventi". Gli zombie si astengano. La ghostown torna ad essere metropoli. I fantasmi sono sì spiriti, ma liberi. E io, personalmente, dopo aver girato Milano in lungo, in largo e di traverso me ne sono andato a vedere la mostra waroliana di Giuseppe Veneziano risorta come il mio Lazzaro al nuovo Le Trottoir alla Darsena. Il lupo perde il pelo ma non il dazio. Che non sia una tantum! Per molto tempo spero di andare a letto tardi.

 

                                                                      Andrea G. Pinketts