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Il fascino della notte La notte per me è di casa. Ma non sono mai a casa di
notte. Al massimo al Casablanca (Play it again, Sam). Milano vive come una
formica, c’è di peggio. Ha vissuto anche con Formigoni, ma di notte è
una cicala, un insetto. Sostanzialmente ogni entomologo che si rispetti
dovrebbe studiarla. È un insetto anomalo, un parassita alla Alien che ti
entra dentro, che si introietta in un cavallo di Troia. Ci sono forme
deteriori e forme superiori. È l’inevitabilità del caso. Locali in cui
le donne angelicate diventano ragazze immagine ringraziando il Dolce Stil
Novo. C’è il buio ma c’è la musica di Elio dalla Martesana
prosciugata alla montagnetta di San Siro. C’è, la senti. Ti può entrare dentro, ti aiuta ad
arrivare al mattino. È un ritmo, una melodia, un’ossessione. Esiste, in
qualche misura, il dovere di confrontarsi con la notte milanese, con le
sue malinconie e le sue impennate di vita. La notte romana è talmente languida da diventare
flaccida. Qualche sera fa ero a Roma, nel traffico e tra i locali di via
Veneto. Il tempio della dolce vita, ce lo raccontò Fellini con il suo
capolavoro. Ora tutto è cambiato, tutto è diverso, lontano. Non solo non
esiste più la dolce vita che abbiamo amato, anche a distanza, ma non c’è
neanche un veneto con cui scambiare due chiacchiere. Tutto è cambiato, tutto è diverso, lontano. Io
adoro Roma, è una città che sa vivere, ma amo Milano. E amare è meglio
che adorare. Poiché adorare implica una sudditanza. Amare invece può
diventare un’abitudine, un abito, un habitat che scegli tu. Personalmente, quando sono a Milano, passo i miei
pomeriggi allo Smooth di via Buonarroti, a pochi metri di distanza c’è
la Sergio Bonelli Editore. Tex, Zagor, Dylan Dog. Allo Smooth mi sento un
fumetto. Le ragazze sono bellissime, anche quelle brutte. Io leggo. Poi
per scrivere vado a Le Trottoir, sulla Darsena. È il mio bunker, un
autentico tempio. Ma tra leggere e scrivere la mia vita si muove anche
altrove. Noi siamo a Nord ma a me piace andare al Sud. Anche
perché il Sud è in via Solferino. Credo sia il massimo per una città
fregiarsi di locali con musica dal vivo. Anche perché da morto
diventerai, se ti va bene, un ricordo. Andrea G. Pinketts
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