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"Nei miei libri tante nuvole parlanti"

Un autore orgoglioso di essere contaminato dal linguaggio dei cartoon

 

Qualche anno fa Luca Crovi e Maurizio Colombo, in veste di autori Bonelli, chiesero ad Andrea G. Pinketts di poter tradurre il suo microcosmo, la sua parlata e il suo immaginario peculiare, in fumetti. Il parto, difficile, è di questi giorni. Sceneggiatori e disegnatori di varie culture, da Crovi a Stefano Piani, da Maurizio Rosenzweig ad Alberto Ponticelli, convergono in questo progetto nato col nome di "I vizi di Pinketts" (edizioni BD), libro polifonico che interpreta i migliori racconti del giallista milanese. "Ora le mie storie vanno a nutrire il mondo del fumetto - sottolinea Pinketts - . Con questa operazione, mi è stata restituita la passione che avevo investito nel fumetto, non solo la mia funzione di lettore voracissimo. La mia scrittura è stata fortemente contaminata da quel linguaggio, che adesso mi ripaga, arricchendosi del mio universo letterario".

 Una passione sicuramente nata da bambino...

 "Quando ho incominciato a leggere. Sono andato in prima elementare a cinque anni. La scuola era a Porta Vittoria".

 Che bambino eri alle elementari? 

"Particolare. ho cambiato diverse scuole. In quinta sono anche stato espulso per alcuni dissapori con il maestro. Avevamo entrambi un carattere pessimo. Siamo quasi venuti alle mani".

Non sei mai stato più sospeso?

"Al liceo linguistico, al Cristoforo Colombo. Sono sempre stato la pecora nera dell'istruzione scolastica. Non accettavo la disciplina e l'ignoranza...".

Perchè ti affascinano ancora così tanto i fumetti?

"Perchè sono nuvole parlanti che racchiudono la possibilità del sogno". Sergio Bonelli dice che il fumetto diventa il cinema dei poveri. quando ne leggiamo uno, tocchiamo le nuvole attraverso le parole e il disegno".

Preferisci il made in Italy al comics americano?

"Sono un bonelliano: mi sono formato su Tex e Zagor. Ma quando nel '69 sono arrivati in Italia l'Uomo Ragno e Devil, mi sono convertito alla genia dei supereroi che avevo già frequentato con Nembo Kid, versione italiana di Superman, troppo perfetto...prediligo le atmosfere dark e camp, iperrealiste, di Batman, più simpatiche a uno scrittore noir".

Possiamo rintracciare un grado di parentela tra il fumetto e il noir, dato che entrambi cercano di leggere la realtà?

"Sì. Componenti di noir esistono dalla nascita del fumetto. Pensiamo alle storie di Topolino detective: diventa l'oltre-uomo in quei panni, superando l'americano medio che solitamente incarna".

Andrea, anche il tuo cognome sembra coniato nel regno del fumetto. da dove salta fuori questo Pinketts?

"Da Cork, luogo di provenienza di mio nonno. Sì, nelle mie vene scorre sangue irlandese, oltre che trentino. Ma io sono milanesissimo, venuto alla luce alla Madonnina".

Tu sei anche l'ideatore di Laida Odius, personaggio dei fumetti realizzato graficamente da Maurizio Rosenzweig qualche anno fa...

"Sì, e di tutti quei personaggi che lo accompagnano in quella miniserie della Phoenix, compreso il suo compagno Mr. Philco, businessman che recluta emarginati per far male ai derelitti".

Com'è nato Laida Odius, commesso di un supermarket del reparto latticini, che di sera si trasforma in un eroe fetish?

"Nel '93, mi trovavo nella periferia londinese. Quella sera, non c'erano locali aperti, a parte un pub gay. E' lì che conobbi l'ispiratore del mio personaggio, un omone di quasi due metri. Di giorno faceva il poliziotto, la sera si travestiva. Una sorta di Platinette, ancora più imponente."

La copertina de "I vizi di Pinketts" presenta cinque versioni a matita del tuo volto. Diventerai tu stesso un eroe di carta?

"Lo sono già stato in "Lazarus Ledd" di Ade Capone, pubblicato da Star Comics. La mia faccia veste i panni di Lazzaro Santandrea, guest star della striscia, fino al 2003".

 

                                                                     Mariella Radaelli