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Il signore in rosso

di Andrea G.Pinketts

 

Il Gabibbo, proprio nel giorno del suo compleanno, viene rapito. Lo scrittore Andrea G.Pinketts indaga per noi e scopre che...

 

La luna ha qualcosa di magico. Persino il primo piede sulla luna è uno spettacolo su cui neanche Aldo Grasso dovrebbe avere qualcosa da ridire. Stavamo guardando la luna, Francesco Baccini ed io. Lui cantava, io ululavo. Mi squillò il cellulare. Fine della magia. Era l’ufficio srampa di Striscia la notizia: "Pinketts, abbiamo bisogno di lei. Il Gabibbo è stato rapito". Come? Il Gabibbo, quell’assurdo pupazzone, il sosia buono dell’Ubu Roi di Jarry, il patafisico giustiziere della sera. Una specie di Charles Bronson (sempre sia lodato) in rosso. Un "signore" in rosso nonostante l’evidente differenza fisica tra lui e Kelly LeBrock (sic). Il Gabibbo non si sarebbe mai sposato quel bietolone di Steven Seagal. Insomma, un Sacro Graal profano, un fustigatore di costumi, uno dei "bravi ragazzi" di Scorsese. Pane per i miei denti. Lo studio televisivo di una trasmissione serale è allegro come una commedia di Strindberg. "Strindberg la notizia"non faceva eccezione. In redazione, un sacco di gente si affaccendava per incasinare la situazione. "Il Gabibbo è stato rapito. E insieme con lui Gero, il suo pupazzaro, la sua anima umana. Pensa possa essere stato un altro pupazzo invidioso?". "Lo escludo. Ho lavorato coi pupazzi a Odeon Tv: sono delle brave persone". C’era una lettera di riscatto e di ricatto. "O ci date 2.000 share e cinquecento spiccioli di Auditel, o non lo rivedrete vivo". Mah!? I veri detective sanno che nella maggior parte dei casi i delitti avvengono in famiglia. In quel caso i moventi erano evidenti: oscurare il Gabibbo per godere di fama propria. Torchai le veline: non ne cavai un ragno dal buco dell’ombelico. Ezio Greggio era più motivato. Dopo Mel Brooks era passato a Woody Allen. Da quando era diventato un regista americano aveva contattato Allen per coinvolgerlo in un progetto ispirato a Manhattan, dal titolo "Mahatma", un film comico sulla vita di Gandhi. Enzino Iacchetti aveva un alibi: era contemporaneamente, essendo bizzarro, a Luino, suo luogo nativo e natale, e al bar Makia di Milano in compagnia di Vasco Rossi, uno dei soci, un bravo ragazzo. Non fu difficile risolvere il caso. Dopo 24 ore il Gabibbo si ripresentò. Antonio Ricci, schivo come sempre, lo schivò. Il pupazzo si spogliò, all’interno c’era Pierluigi Diaco: "Mi sono pentito: ho legato e imbavagliato Gero, per prenderne il posto. Non voglio soldi, share e Auditel. Mi basterebbe che qualcuno parlasse di me". "Ma ne parlano un sacco". "Sì, ma senza motivo". Fummo indulgenti. Non denunciammo Diaco, il giovane e insopportabile opinionista, e liberammo Gero Caldarelli. Adesso mentre il Gabibbo fa giustizia in tivù, Baccini e io guardiamo la luna. In questo momento è rossa, come in una canzone napoletana o in una regata. Ma, a pensarci bene, somiglia un po’ al Gabibbo.