| "Lucarelli
e io nel giallo siamo Coppi e Bartali"
Andrea Pinketts ospite della rassegna sul noir: "In città delitti a cielo aperto"
Parte oggi la kermesse milanese dedicata al noir italiano. L'iniziativa si tiene alla libreria Mursia: il cartellone prevede cinque appuntamenti. Tra gli autori che incontreranno il pubblico anche Andrea Pinketts (previsto per giovedì). In questo momento impegnatissimo a presentare l'ennesima fatica letteraria ("Laida Odius", una storia pulp a fumetti) e galvanizzato dalla scoperta che è amato anche da Claude Chabrol ("ho scoperto un autore folle e divertente"), Andrea Pinketts, il "Carmelo Bene" degli scrittori noir italiani, preannuncia che il suo intervento alla convention milanese sarà basato sull'improvvisazione: "L'importante è che tutto torni". D.: Dove va il giallo italiano? R.:E' un po' come la corsa all'oro dei minatori americani. Oggi chiunque scrive un giallo perchè è convinto che "tiri". Diventa ancora più popolare, ma la vena si sta esaurendo. D.:Alberto Savinio diceva che le nostre città sono tutt'altro che "tentacolari" e "non fanno quadro al giallo"... R.: Sbagliava. La Romagna di Lucarelli, per esempio, è proprio un' enorme città tentacolare, che da Bologna arriva alle Marche. D.:Guido Piovene giudicava invece "poco credibile" un noir che si svolga a Roma, Venezia o Firenze. E la "tua" Milano? R.: La valutazione è giusta ed errata, essendo figlia di un periodo in cui dominavano il provincialismo e la deferenza verso il noir anglosassone. Quanto a Milano, da Scerbanenco in poi, la città è piena di orrori. e tra questi metterei anche la fiera di Rho, un "delitto" a cielo aperto. D.: Ma è toccato a un americano, Dan Brown, scoprire che il "Cenacolo" è una gallina dalle uova d'oro... R.: In realtà "Il Codice da Vinci" è un pasticciaccio: non "brutto", semplicemente un pasticciaccio. Quanto a Leonardo, in Italia abbiamo ben altrettante storie cupe, come quella legata alle streghe di Triora. Speriamo che non se ne accorga Dan Brown. D.: Milioni di lettori, ma non c'è un grande festival del thriller. R.: Serve più spettacolarizzazione. Al Mystfest c'era grande affluenza di pubblico, ma ha chiuso per ragioni politico-economiche. Quello di San Pellegrino era per addetti ai lavori. L'attuale Noir in festival di Courmayeur tende a far prevalere il cinema. D.: Chi è oggi l'erede di Scerbanenco? R.: Io, Fois e Lucarelli siamo i suoi nipotini. D. Un autore da scoprire? R.: Daniele Genova, anche se non è più di primo pelo. D.: Diamo la pagella ai grandi: Niccolò Ammaniti? R.: Visionario. Scrittore tout court. D.: Marcello Fois? R.: Uno storico mancato. O riuscitissimo. D.: Andrea Camilleri? R.: Fenomeno apparentemente inspiegabile. Un maestro che ha codificato uno stile. D.: Carlo Lucarelli? R.: Io e lui siamo un po' come Coppi e Bartali, ma tra noi c'è stima. D.: Giorgio Faletti? R.: Un'esplosione. E' riuscito ad americanizzare l'autore italiano di gialli. D.: Andrea Pinketts? R.: Direbbe George Bernard Shaw: "Un predicatore vestito da saltimbanco"
Daniele Colombo
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