| Incipit Lazzaro, vieni fuori
Per molto tempo sono andato a letto tardi. La differenza tra me e Proust.
Il vizio
dell'agnello
Il cadavere leggeva il giornale del giorno prima alla pagina degli spettacoli. Gli occhi
aperti, sbarrati, erano appiccicati al foglio asciutto sull'erba bagnata.
Il senso della
frase
Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della
frase".
Il conto
dell'ultima cena
Cercavamo di ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzasse noi. Era una lotta impari.
L'assenza
dell'assenzio
Mi svegliai con il viso sprofondato nel pelo pubico di una sconosciuta. Avevo trentacinque
anni. Come dire: "Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva
oscura...".
E chi porta le
cicogne
La storia del cavolo non poteva leggere. Come fai a far credere a un bambino di esser nato
sotto un cavolo quando poi gli basta mettersi a tavola davanti a un piatto di cavoli (che
generalmente gli fanno schifo), sollevare un cavolo con la forchetta e scoprire che sotto
non c'è niente?
Fuggevole turchese
Come esci dall'utero te lo mettono nel sedere: è la prassi.
Nonostante Clizia
La vita è un cortometraggio. Hai
voglia di fare un kolossal ma non basta la pellicola.
Ho fatto giardino
Un attimo di
distrazione per asciugarmi il sudore dalla fronte, e mollai la presa. La
carrozzella su cui troneggiava il professor Albert Deveraux, il più bel
cervello matematico di Francia e Navarra e le peggiori gambe di Nizza,
prese velocità in una discesa ripida alla fine della quale sfrecciavano
Ferrari e annaspavano utilitarie, comunque letali in uno scontro frontale.
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